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“Oltre al danno la Beffa” ovvero Karol Beffa e la noia maggio 11, 2008

Posted by maxviel in la musica contemporanea.
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Approfitto di un articolo apparso lo scorso 30 aprile sul Corriere e scritto dall’amica Roberta Scorranese a proposito di un fantomatico artista emergente, il francese Karol Beffa, per dire due parole.

Anzi tre: l’articolo mi darebbe in effetti l’occasione di dire molte cose perche’ l’argomento è piuttosto scottante, soprattutto se avete in qualche modo a che fare con il mondo musicale accademico (spero per voi di no). Si parla del rapporto tra musica contemporanea e musica del passato. Ma cos’e’ questa musica contemporanea? Per il momento lasciamo perdere, perchè io stesso stento a capirne i limiti storici e stilistici: ne parlerò un’altra volta.
Quello che mi interessa ora è citare l’ultima frase dell’articolo, indubbiamente ad effetto, per fare una breve considerazione.

Allora, tale Beffa (sembra un gioco di parole, ma non lo è) dice: “la musica deve proporre l’inascoltato. Non l’inascoltabile”.
Va bene, l’evidenza quasi marzulliana della frase sembra degna di un Lapalisse. E invece, come al solito ci pone subdolamente dei limiti che noi, secondo Beffa, dovremmo avere e che evidentemente qualche impertinente si ostina a ignorare, facendo della musica “inascoltabile”.
Questa parola mi ricorda Johannes Tinctoris, un compositore e musicologo a cavallo (poverino!) tra il ‘400 e il ‘500, il quale sosteneva la stessa cosa della musica di 40 anni prima. In effetti è un vezzo tipico della cultura di massa a cui non si sottraggono nemmeno molti musicisti di professione, quello di rifiutare gli esiti novecenteschi della musica classica per rifugiarsi tra le braccia maternalmente sicure della musica più antica.
Ignorando che quella stessa musica, nella sua contemporaneità era stata dileggiata e disprezzata: il termine Barocco stesso è nato come insulto, Bach (a cavallo -anche lui- tra il’600 e il ‘700) ha dovuto aspettare l’Ottocento per essere considerato un compositore degno di considerazione e la prima della “Sagra” di Stravinski (nel 1913) è finita in rissa, per citarne solo alcuni esempi.

Non posso certo esaurire tutti gli argomenti del blog in questo post, quindi mi limiterò a sottolineare come la cultura abbia memoria breve, come l’uomo del resto, nonchè il fatto che la storia sembra ripetersi… non dico che lo fa, ma l’illusione è perfetta!

Concludo quindi con il testo di un classico del Bigbeat: la “History repeating” dei Propellerheads:


The word is about, theres something evolving,
whatever may come, the world keeps revolving…
They say the next big thing is here,
that the revolution’s near,
But to me it seems quite clear
that’ it’s all just a little bit of history repeating.

Commenti»

1. Riccardo - maggio 11, 2008

Concordo con quello che Max ha scritto, vorrei pero’ sottolineare che ritengo non degno di un quotidiano dell’importanza del corriere della sera dar spazio ad un cialtrone come Beffa (dopo aver letto l’articolo ho fatto una ricerca…tra l’altro non facile…ed ho ascoltato alcune sue musiche) sulla pagina nazionale ai danni di Boulez che nel bene o nel male e’ a pieno diritto parte della storia della musica occidentale….
VERGOGNA !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

2. Federaik - maggio 22, 2008

Bello il pezzo dei propellerheads😉

3. maxviel - maggio 23, 2008

Un classico del bigbeat… chissa’ che fine hanno fatto…

4. Sara Lenzi - maggio 23, 2008

Ma dove si può trovare qualche opera di sto genio? MI par di aver capito che è troppo famoso per frequentare MySpace…

Prima di approfondire vorrei sentire qualcosa, mi avete incurisito…

5. maxviel - maggio 23, 2008

Qui puoi trovare l’estratto di due improvvisazioni: http://www.diese.fr/beffa.htm.

6. Sara Lenzi - giugno 5, 2008

Bè, non sarà inascoltabile – almeno secondo i canoni della mia prozia Olga peraltro sorda e dotata di un grande senso dell’umorismo – ma di certo non è nemmo inascoltato…

improvvisazioni che non si sa dova vanno o da dove vengano, probabilmente il Beffa è troppo preso a buttar giù qualche armonia debussyana, qualche cromatismo mozartiano, qualche parodica scena infantile di schumanniana memoria…piacerà a quei signori che tempo fa ad un concerto di Pollini che esordiva con Sofferte onde serene si diedero di gomito dicendo “Ma come, non faceva Chopin?!?”

7. Cesare - giugno 19, 2009

Ma noi qui abbiamo di peggio…. ad es. Allevi etc.. Credo che questa gente non sia altro che l’altra faccia della medaglia di Darmstadt. Non si può più considerare contemporanea la musica di 60 anni fa e quella di chi oggi la imita. La modernità deve fermarsi a Boulez? Queste sono tutte reazioni all’imposizione della vecchia avanguardia che controlla concorsi, cattedre, esecuzioni e soprattutto…coloro che elargiscono fondi.


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