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Utilità della musica giugno 22, 2010

Posted by maxviel in Senza categoria.
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La musica entra negli argomenti per il tema della maturità di quest’anno e lo fa andando a scomodare Aristotele, che pur essendo un fondatore della nostra cultura apparteneva a un mondo, almeno musicalmente parlando, molto distante dal nostro: lo testimoniano le pochissime e difficilmente interpretabili partiture sopravvissute, la complessa teoria musicale che è sì stata il fondamento dell’intera musica occidentale ma in una interpretazione personale di Severino Boezio e anche il tema platonico della musica come controllo sociale.

Recita la traccia D: “La Musica, diceva Aristotele, non va praticata per un unico tipo di beneficio che da essa può derivare, ma per usi molteplici, poichè può servire per l’educazione, per procurare la catarsi e in terzo luogo per ricreazione, il sollievo e il riposo dallo sforzo”.

Ecco non vorrei sottovalutare l’importanza della funzione educativa: teniamo però conto che per Aristotele la funzione educativa della musica passava essenzialmente attraverso la sua capacità di modulare l’animo o al massimo attraverso lo studio della poesia e delle proporzioni numeriche di matrice pitagorica. Non voglio escludere nemmeno la funzione catartica e quella ricreativa della musica.

Manca però un elemento che per me è estremamente importante e soprattutto lo è per estirpare una convinzione diffusa a tutti i livelli, tra politici, intellettuali e fruitori di massa, secondo la quale la musica è essenzialmente intrattenimento. Verrebbe da dire che un mondo che tende a trasformare l’individuo in uno schiavo felice ha tutto l’interesse a tenerlo lontano dal potere attraverso la gratificazione del divertimento, sia esso cinema, musica, reality, sport e quindi la riduzione dell’arte a intrattenimento è una necessaria conseguenza del sistema.

Invece la musica è prima di tutto una forma di conoscenza. Come la matematica, l’ingegneria e la psicologia. La musica ci dice qualcosa sul mondo in cui viviamo, ci dà strumenti per capirlo, per migliorare noi stessi e l’ambiente che ci siamo costruiti intorno.

La musica agisce attraverso un senso e il suo studio aiuta a sviluppare una sensibilità su come percepiamo l’universo. Una sensibilità fatta di proprie regole, ma anche di invenzioni e scoperte… proprio come la scienza.

A questo proposito consiglio la lettura di uno dei grandi filosofi americani del Novecento, Nelson Goodman, in particolare del suo “Vedere e costruire l mondo”, del 1978.
A questo link l’articolo di Achille Varzi pubblicato come prefazione all’edizione italiana del libro.

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