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Flusso di incoscienza settembre 4, 2010

Posted by maxviel in Il musicista, la musica contemporanea, Pinzillacchere.
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Sto leggendo un libro sulla comunicazione sonora dei cetacei.
È “Thousand Mile Song” di quel David Rothenberg che ha scritto il bel libro tradotto anche in italiano sul canto degli uccelli, “Perché gli uccelli cantano” e che a quanto pare si è lanciato definitivamente nel (peraltro interessante) mondo della zoomusicologia.
Non voglio però qui mettermi commentare il libro o approfondire le mie perplessità su quanti sembrano smaniare di suonare insieme agli animali, siano essi uccelli o balene, con una foga e un’ingenuità veramente incredibili.

Mi ha invece colpito un episodio raccontato da Rothemberg che trovo indicativo sulla retorica in voga (ahimè) a tutti i livelli sull’espressione musicale.
In sostanza in una conversazione con l’autore George Crumb, che ha scritto tra l’altro un brano dedicato al canto delle balene (Vox Balenae) esprime una contrapposizione tra la propria musica, a sua detta antiaccademica, emozionale e “sexy” e quella dei compositori del XX secolo a partire da Schoenberg fino a, immagino io, Boulez e Stockhausen, autori di una musica fredda, senza emozioni, astratta e intellettualistica.
Fin qua nulla di nuovo, se non la tristezza di sentire quello che dovrebbe essere un esperto del suo campo usare una retorica da profano.

Ma naturalmente la nemesi è dietro l’angolo, come sempre quando si gioca con il fuoco, e cioè in questo caso quando il membro di un’elite vuole strizzare l’occhio alla massa.
Paul Winter, un sassofonista jazz che ha spesso utilizzato nei suoi brani i suoni degli animali in un’intervista sempre con Rothemberg dichiara che la sua musica viene fatta con il cuore e non con la fredda mente, come quella di Crumb.
Siamo a posto: cosa sono questa mente e questo cuore con cui si dovrebbe scrivere e suonare la musica?
Apparentemente non sono niente più che dei segnaposti spostabili all’occorrenza con cui organizzare una comunicazione (un’autocomunicazione) di comodo quando non si ha pressoché nulla da dire.

Ahimè, chiude il cerchio, anzi la linea (apparentemente una progressione infinita) il compositore Karlheinz Stockhausen, il quale, pur additato da Crumb come intellettuale e astratto, ha sempre utilizzato la parola “intellettuale” come un insulto per gli altri, compositori freddi e dominati da una creatività fondata su stimoli extramusicali.

Siamo veramente di fronte a un “trenino” dell’intellettualismo, dove le uniche cose certe sono la volontà di non far parte del club in cui si è inclusi e il fatto che non c’è intelletto, creatività, cultura che tenga: siamo tutti parte di un avvolgente blob retorico, trascinati dall’impetuosa corrente della cultura di massa e isolare qualche verità, qualche sincera obiettività è un’impresa titanica.

L’espressività dell’inespressivo. luglio 24, 2010

Posted by maxviel in Il linguaggio musicale, Pinzillacchere.
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L’espressività è la capacità di evocare qualcosa in chi guarda/ascolta, insomma percepisce. Quindi l’inespressività sarebbe il contrario, cioè l’incapacità di esprimere.
Ciò non sicgnifica però che non sia possibile esprimere, cioè evocare, una incapacità di esprimere. Ad esempio l’imitazione di una voce “robotica” è proprio questo: il tono di voce, il timbro “metallizzato”, la durata uguale delle sillabe mirano porprio a rendere la voce di un personaggio per definizione inespressivo, cioè quella di un automa. E come tutte le evocazioni può essere fatta bene o fatta male.

Per quanto riguarda la musica potrei citare la frase detta da Monsieur de Sainte Colombe nel film “Tutte le mattine del mondo” a un giovane Marais: “Hai suonato della musica, ma non sei un musicista!”.
Chi ha fatto dell’espressione dell’inespressivo un marchio di fabbrica sono i Kraftwerk, che sono arrivati a farsi sostituire sul palco da manichini robotizzati, ma anche Ryoji Ikeda e la sua estetica macchinica (termine veramente brutto) della rappresentazione scientifica.

All’opposto l’inespressivo riesce ad esprimere poco o niente e l’inespressività che ne esce non è un elemento dell’espressione, che ha senso all’interno della struttura di significati della performance artistica, ma al contrario una diminuzione del senso… è la realtà che irrompe caotica nel mondo fittizio della rappresentazione artistica.
In alcuni casi si può arginare questa distruzione… è il caso ad esempio di Roy e Moss, protagonisti del bellissimo telefilm inglese “The IT Crowd”.
Il primo è inespressivo (ma per fortuna dotato di un’ottima sceneggiatura), il secondo esprime l’inespressivo.

La musica è la mia droga luglio 3, 2008

Posted by maxviel in Pinzillacchere.
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Puntuale come la rata del mutuo, la cosiddetta informazione ufficiale, nel tentativo di coprire mediaticamente l’approvazione del lodo Schifani bis (detto anche dolo Berlusconi) e in mancanza di eventi calcistici nei dintorni, spara un’altra panzana delle sue.

Secondo notizie diffuse un po’ dovunque (la mia fonte primaria è il Corriere) i “007 informatici” della Guardia di Finanza starebbero attentamente vigi- lando su un fenomeno a dir poco inquietante: pare infatti che sia possibile procurarsi dietro una modica somma dei files sonori (leggi “musiche”) che non solo avrebbero degli effetti psicotropi del tutto simili a droghe come ecstasy ed eroina, ma che darebbero dipendenza, anche se, a detta niente- popodimeno che di un colonnello, non è provato che ci siano rischi per la salute.
Interviene a questo punto la scienza, nella persona di un ricercatore il quale ci informa che hanno provveduto a fornire ecstasy e musica ad alto volume ad un animale da laboratorio per scoprire che il suono influisce sugli effetti della droga.

Ora, mi verrebbe da interrompere qui data l’estrema e patetica ridicolaggine del tutto. Mi limiterò a fare alcune brevi osservazioni.
1 – Sì.. è incredibile, ma la musica ha un effetto sull’uomo! Millenni di discorsi sulla cosiddetta “teoria degli affetti”, da Platone (o prima) in avanti sono vanificati dalla scoperta dei media contemporanei! Probabilmente si arriverà a vietare tutta la musica, tranne natuarlemnte quella prodotta dalle major, ma al momento siamo forse ancora lontani da questo.
2 – L’audio di cui si tratta è un audio particolare, perchè probabilmente si tratta di una produzione che utilizza l’effetto psicoacustico dei battimenti binaurali (cosi’ come si possono sentire dalla homepage del mio sito personale). Il loro effetto psicotropo non è pienamente dimostrato, almeno non più della capacità di far addormentare che ha la voce di Marzullo.
3 – In ogni caso è sempre un problema di set e setting, vale a dire: se uno vuole diventare euforico basta anche una gazzosa, come insegna lo scienziato che è riuscito a ipnotizzare degli studenti americani facendogli ascoltare per sbaglio un disco di yodel tirolesi (riportato in C.Tart, Stati di coscienza, Astrolabio, Roma, 1985).
Qualsiasi cosa può essere usata in bene e in male.
4 – E in effetti anche la televisione può essere utilizzata come una vera e propria droga, come viene detto da un articolo su Le Scienze del 2002 (Kubley, Csikszent-Mihalyi, Videodipendenza: non solo una metafora, in Le Scienze, marzo 2002).
5 – Ma qui arriviamo a un altro problema che a mio parere è di cruciale importanza per capire i giochi di parole su cui si fonda la cultura di massa: cosa si intende per “droga”, a parte un mezzuccio della stampa per aizzare i benpensanti contro “gli altri” e distogliere la loro attenzione dal vero fattaccio del momento? Perchè alcune cose vengono definite “droga” mentre altre, che hanno effetti peggiori o simili vengono considerate innocue, come marijuana e alcool? Cosa cambia quando si è sotto l’effetto di sostanze psicotrope? Siamo davvero delle macchine che “premi il tasto e…”? E’ la mia percezione della realtà veramente uguale a quella di ognuno di voi?

Real Musik giugno 8, 2008

Posted by maxviel in Musica e politica, Pinzillacchere.
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Leggevo oggi sulla Repubblica un’intervista a Claudio Abbado secondo il quale se i politici conoscessero la musica il mondo sarebbe migliore…
Confesso di aver detto anch’io in passato cose simili: ascolterò due volte “Fragmente” di Luigi Nono per penitenza.

Va beh, a parte l’indubbio valore comunicativo e promozionale di un’affermazione del genere, personalmente ritengo che la serietà di questa idea non vada molto oltre la sua funzione di marketing. E’ un po’ come dire che l’amore o la musica sono universali… abbiamo già visto queste tematiche sviluppate con esiti francamente imbarazzanti in quell’antesignano della New Age che è il film di Spielberg “Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo” e che anticipa il filone famigliare dei buoni sentimenti che il regista svilupperà negli anni successivi.

Insomma, basta pensare al rapporto tra Hitler e la musica per capire come il rapporto tra sensibilità musicale e buona politica non sia cosi’ banale: citando Woody Allen a braccio, “ho ascoltato Wagner per mezz’ora e già mi viene voglia di invadere la Polonia”!
D’altra parte non c’e’ da stupirsi: secondo la teoria delle intelligenze multiple di Howard Gardner, si può essere dei geni in musica e allo stesso tempo perfetti idioti in politica.
Lo stesso vale per la filosofia: lo dimostra uno dei più grandi filosofi della storia, Platone, che nel momento in cui ha tentato di realizzare in politica le sue idee (a Siracusa, sotto l’iniziale beneplacito di Dionigi II) ha dovuto scappare per evitare di essere assassinato.

Concludo: la musica linguaggio universale che aiuta a essere politici migliori?
Ma per favore… o no?

…ed ora qualcosa di completamente diverso! giugno 2, 2008

Posted by maxviel in Pinzillacchere.
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Ma sempre attinente alla musica, naturalmente.
Noi tutti sappiamo che la musica si fa con gli strumenti musicali e gli strumenti musicali sono spesso opere di alta tecnologia e fattura: pensiamo ad esempio a un violino Stradivari o a un pianoforte Fazioli.
Beh questo post vuol ricordare che qualsiasi cosa può diventare uno strumento musicale se utilizzato con destrezza ed ostinato esercizio e che ancora una volta il significato della musica è legato a un insieme strutturato di elementi connessi tra loro, di cui fa parte anche la concezione di cosa è strumento musicale e cosa non lo è.
Una volta tanto non ho altro da aggiungere, se non qualche link in cui l’idea tradizionale di strumento musicale viene messa alla prova. Certo che purtroppo a volte questi strumenti inventati richiamano altri strumenti ben più conosciuti sia per concezione che per repertorio… non c’e’ modo di fuggire alle abitudini se non con un duro sforzo, spesso ingrato.

Pazienza! Ecco comunque un piccolo campionario di meravigliose stranezze come gli strumenti di gomma del Rubber Tree Ensemble, con il Vibraband, la Vegetable Orchestra e l’ineffabile Daxophone.
Qui potete invece trovare un elenco di strumenti strani, inventati ad hoc per la vostra delizia.

Sequential Resonation Machine